Il ristorante Le Querce di Ponzano Veneto festeggerà, in questo 2022, i suoi primi venticinque anni d’attività: per conoscerlo meglio vi proponiamo, in questa ricorrenza d’argento, un excursus attraverso la sua storia e la sua filosofia, in compagnia del “cucinatore” Ermanno Zago.
Prima di cominciare, una parola su questo buffo e affettuoso epiteto: che origine ha?
“Cucinatore” è un neologismo inventato da mio figlio quand’era piccolo, sulla falsariga di “muratore”, “pittore” e altri termini simili. Per me non si tratta di una parola sbagliata: quando l’ho sentito mi ci sono riconosciuto, non ritenendomi uno chef. In cucina lavoro in squadra, non sono il capo di nessuno e mi sembra giusto non assumere un titolo che crei una gerarchia.
Alle Querce, poi, la tua squadra è la tua famiglia. Famoso per l’attenzione verso allergie e intolleranze alimentari, il ristorante nasce da un’attività che abbraccia due generazioni: ci racconteresti da dove ha avuto inizio questo progetto?
Sono stati i miei genitori, Franco e Tiziana Zago, ad avere l’idea di creare questa realtà inclusiva e virtuosa. Oggi io e i miei due fratelli, Dario e Duska, la portiamo avanti con la massima dedizione, cercando continuamente di migliorarci e rispondere alle nuove esigenze dei clienti. Quello della ristorazione è un mondo dinamico e in divenire: richiede un costante impegno per stare al passo, soprattutto quando si offrono molteplici servizi diversi.
Qui alle Querce siamo immersi nella campagna, con un parco di 5.000mq adatto ad ospitare eventi e matrimoni: curiamo noi il verde, riservando una porzione di spazio al nostro orto stagionale. Non puntiamo tanto sul “km 0”, quanto sul “chilometro sostenibile”, raccogliendo certamente in loco alcuni prodotti – zucchine, cavoli, broccoli, ma anche le erbe aromatiche – e andando a reperire le materie prime che non coltiviamo direttamente da aziende che seguano principi etici simili ai nostri.
Hai menzionato il valore dell’inclusività: ti va di spiegarci meglio a che cosa si riferisce?
“Le Querce” è un ristorante conosciuto per essere attento sia alla problematica della celiachia sia, contemporaneamente, all’intolleranza al lattosio. È l’unico ristorante in Veneto a collaborare da un lato con AIC e il suo network [conosciuto come AFC, “Alimentazione Fuori Casa”, ndr] e dall’altro con AILI, l’Associazione Italiana Latto-Intolleranti, che promuove il progetto “Senza Lattosio Fuori Casa”. Entrambe le sigle servono a far riconoscere a colpo d’occhio alle persone che ne hanno la necessità i luoghi in cui i loro bisogni alimentari sono presi in considerazione.
Le due associazioni operano a livello nazionale, ma non sono ancora capillarmente diffuse, purtroppo. Spesso i soggetti intolleranti al glutine o al lattosio vengono ritenuti quasi capricciosi da alcuni chef, come se le loro richieste fossero una moda o una pretesa: facciamo il possibile per batterci contro questo stereotipo, anche intervenendo in prima persona nella divulgazione di queste necessità alimentari, per esempio tramite corsi di formazione e consulenze.
Quant’è faticoso garantire le dovute attenzioni ai vostri clienti intolleranti al glutine o al lattosio?
Dopo un po’ si entra in una determinata logica. Abbiamo una cucina separata che prepara sia i piatti senza glutine che quelli senza lattosio, servendoli su stoviglie contrassegnate da un codice colore (piatti neri per chi è intollerante, bianchi per chi non lo è). Il cliente sa che questa differenza cromatica è importante, dal momento che la segnaliamo in menu: lo sanno i camerieri e lo sa il cuoco, così si crea una catena di passaggi che danno più sicurezza al consumatore. Con un sistema di questo tipo, è davvero difficile che si commettano errori e si porti al cliente qualcosa di dannoso.
Quando abbiamo iniziato nel campo della ristorazione ancora non si sapeva quasi nulla di queste patologie, andavano studiate e approfondite per costruire una sensibilità in merito. Per me era e continua ad essere importante capirle, per proporre un servizio che vada incontro a queste minoranze emergenti: sono persone che partecipano ai buffet di nozze, che si siedono ai nostri tavoli con la famiglia e meritano di essere rispettate. Vale la pena spendersi per raggiungere quest’obiettivo.
Che cosa lasceresti detto ai nostri lettori, per concludere la nostra chiacchierata?
Vorrei invitare innanzitutto i miei colleghi a non giudicare per preconcetto chi è celiaco o intollerante in generale: al giorno d’oggi informarsi adeguatamente su queste tematiche è facile e sicuramente utile ad accrescere la propria professionalità. Vedere un nonno seduto a tavola con il nipotino che mangia di gusto il nostro tiramisù gluten free e senza lattosio è una soddisfazione e un piacere, per noi, tanto quanto lo è per il bambino e per i suoi parenti: serenità e condivisione sono i principi ai quali ci ispiriamo per fare il nostro lavoro, con l’obiettivo di mettere a suo agio chiunque entri dalla nostra porta.
Grazie per il tuo impegno e per il tuo tempo: consigliamo di cuore ai soci Che Passione di visitare “Le Querce” e provare di persona l’alta qualità delle sue proposte gastronomiche.
Articolo a cura di Chiara Tomasella
Qualcosa sta bollendo in pentola, anzi in cucina presso Era Ora Restaurant di Campo San Martino (PD). Siamo felici di comunicarvi che, a grande richiesta, qui si terranno dei corsi di cucina amatoriale dove vi verranno svelati alcuni trucchetti culinari e poi questi manicaretti saranno degustati in maniera conviviale. Locale selezionato dalla Guida Ristoranti Che Passione. Chiamare Massimo al numero 348-4135296 per adesioni, date e orari.
Casa Paladin, partner della Guida Ristoranti Che Passione, è lieta di invitarvi a CANTINE APERTE 2022, un evento in collaborazione con Movimento Turismo del Vino. Si potranno degustare i vini delle tenute di Casa Paladin: Paladin (Veneto), Bosco del Merlo (Friuli), Casa Lupo (Valpolicella), Cantina Castelvecchi (Chianti), Castello Bonomi (Franciacorta). Ecco il programma del week end:
La sala de La Canonica Ristorante sarà protagonista il 24 maggio di una serata del Tour di cene “Alla scoperta dell’innovazione in cucina” organizzato dal Gambero Rosso. Ad accompagnare la proposta gastronomica, la Cantina Batasiolo. Cultura, cibo e vino: un’ottima occasione per conoscere e scoprire i migliori prodotti dell’enogastronomia italiana sotto il cappello di una realtà di riferimento del settore come quella del Gambero Rosso. Lo chef Saimir Xhaxhaj, insieme al maître Luca Peretti, hanno dato vita ad un menu esclusivo, pensato per fare conoscere la cucina del ristorante La Canonica e insieme esaltare sapori e profumi dei vini proposti in abbinamento. Per chi ama pregustare l’evento, ecco il menu:
Ristoranti Che Passione organizza una visita alla Villa Trevisan di Alonte del XV per aderire alla "Giornata in Villa Veneta" all'insegna della scoperta delle meravigliose ville venete. Appartenuta alla nobile famiglia veneziana Giustinian, la Villa ospita anche la cantina vitivinicola La Pria e solo domenica 22 maggio sarà visitabile con degustazione vini La Pria Winery. La nostra proposta a partire dalle 11:00 è di cominciare da una breve visita ai vigneti, al maneggio cavalli e alla villa. A seguire una degustazione di 3 calici dei vini biologici, in abbinamento al prosciutto berico-euganeo Veneto DOP. Costo di partecipazione: 15 euro. Inoltre per chi volesse acquistare, il negozio vini sarà eccezionalmente aperto. E' previsto uno sconto particolare per l'acquisto di vino, riservato unicamente ai soci della Guida Ristoranti Che Passione. Info e prenotazioni 348 5252866 - Posti 20 fino ad esaurimento
Il collettivo artistico Hurly Burly Show è fiero di presentare la prima edizione del Vicenza Burlesque Festival sabato 21 maggio dalle ore 20. L'evento, patrocinato anche da Tenuta Natalina Grandi e dalla Guida Ristoranti Che Passione sarà ospitato da Ritmo Metropolitano SSD Centro Artistico Urbano di Vicenza e gli artisti partecipanti avranno l'opportunità di ricevere innumerevoli premi messi in palio dai fantastici sponsor. In occasione dell'evento verrà inoltre allestita un'esposizione dedicata ad alcuni artisti locali. L'obiettivo del Vicenza Burlesque Festival è quello di mettere in luce il mondo del burlesque attraverso una visione artistica che difende la differenza e cancella etichette e pregiudizi, dando priorità alla creatività. Per info su costi e prenotazioni consulta la pagina fb Collettivo Hurly Burly Show.
Ecco una nuova allettante e sorprendente cena in cui sviluppare il tema della biodiversità in compagnia d’ospiti d’eccezione dove potrete divertirvi a scoprire e ad abbinare vini da vitigni dal passato con un menù della tradizione ricordando anche la stagionalità con i bisi di Baone. Venerdì 20 maggio alle ore 20 presso Alla Nave Trattoria di Masi (PD) con la collaborazione dell'associazione Slow Food dei colli Euganei e Bassa Padovana potrete gustare questo speciale menu:
Quando si incontrano 2 Chef d'eccezione come Edi Dottori e Silvia Moro, quando si uniscono due donne, due tradizioni, due regioni e 4 mani sapienti non può che nascere una cena Chic spettacolare. Venerdì 13 maggio presso il Ristorante Aldo Moro di Montagnana (PD) potrete gustare questo menù:
Nella nostra guida campeggiano i nomi dei ristoranti, ai quali è giusto dare un posto in primo piano tra le pagine di ogni edizione.
Non bisogna però dimenticare che dietro alle insegne e alle pietanze in menu ci sono l’intraprendenza, il talento e l’esperienza delle persone, la gentilezza dello staff in sala, l’impegno e la creatività degli chef, tutti elementi che concorrono a far apprezzare l’atmosfera di un locale.
È per valorizzare questo lato umano che, ogni primo martedì del mese, vi presenteremo un’intervista che metterà in luce uno ad uno i protagonisti della nostra selezione di locali: quest’oggi conosceremo più da vicino Alessio Boldrin, patron del ristorante “Bacaro il Gusto” di Fossò (VE).
Iniziamo dalle origini. Qual è il tuo primo ricordo legato alla buona cucina? È una tradizione di famiglia o sei stato il primo a portare avanti questa passione?
Soltanto il mio padrino aveva una trattoria, ma non ha avuto il tempo di insegnarmi il mestiere, purtroppo. Da piccolino, invece, ogni sabato andavo a trovare mio zio e lo osservavo lavorare in officina e ai fornelli: mi affascinava vederlo affaccendarsi per preparare la cena e volevo provare anche io a darmi da fare, aiutandolo con le zucchine fritte e le altre pietanze.
In seguito ho frequentato la scuola alberghiera, con l’obiettivo di trovare impiego in un mondo diverso da quello dei miei genitori, imprenditori nel campo della falegnameria; a sedici anni ho iniziato ad affiancare il personale in cucina, all’interno di un ristorante storico specializzato nelle preparazioni a base di pesce.
Hai avuto modelli da cui prendere ispirazione per la tua crescita professionale?
Non propriamente, no.
Mio padre mi ha insegnato la costanza e la dedizione per il lavoro, insieme all’antipatia per gli sprechi.
La prima cuoca con cui ho fatto apprendistato, invece, mi ha davvero formato, insegnandomi le basi della cucina: si chiamava Anna, e per me è stata, oltre che una maestra, una seconda mamma.
A dire il vero, però, ho sempre cercato di costruirmi da solo la mia strada, prendendo spunto dalle doti che vedevo nelle persone che mi circondavano, inseguendo nuove esperienze quando si presentava la giusta occasione. Pensa che sono partito per la Spagna senza avere idea di cos’avrei trovato ad aspettarmi a Madrid! In fin dei conti, sono state la curiosità e la passione a portarmi dove sono oggi.
Quale ritieni sia stato il tuo primo successo? E il traguardo più importante per la tua carriera?
Ti direi che la mia prima soddisfazione nel campo della ristorazione è stata uscire dalla cucina con i piatti ordinati dai miei parenti, venuti a trovarmi al ristorante dove lavoravo. Ero orgoglioso di avere il loro supporto: anche quando lavoravo all’estero facevano in modo di esserci sempre per Natale o per la Pasqua, dimostrandomi la loro vicinanza. Forse erano di parte nel complimentarsi con me, ma credo ritenessero veramente ben riusciti i miei piatti.
Dopo undici anni dal mio esordio in campo enogastronomico, nel 2009 ho finalmente aperto il mio ristorante: per me era importante dare avvio ad un’attività in proprio, era il mio sogno fin da piccolo, ma da quella data in poi (anche se in fondo era così anche prima) ogni giorno per me è un nuovo traguardo.
Non ho mai lavorato perché mi sentissi costretto a farlo, anzi: non vedevo l’ora di entrare in cucina, di imparare qualcosa di nuovo. Oggi si tende molto a sottovalutare il valore della conoscenza, mentre la dovremmo mettere al primo posto.
Venendo al tuo ristorante: come hai reinterpretato l’esperienza dei bacari veneziani?
Volevo rendere elegante la consumazione del classico cicchetto, accompagnandolo con prodotti di stagione e minimizzando lo spreco di cibo. Ho lavorato a Venezia e in pochi proponevano quest’idea di “bacaro gourmet”, slegato dal concetto di osteria; inoltre, nei locali che ho frequentato a fine giornata era normale buttare nella spazzatura anche ingredienti di pregio. Nell’esperienza che volevo costruire, questo non sarebbe dovuto succedere.
Con la mia cucina non ho mai voluto impressionare le persone, ma presentare loro genuinità e semplicità: il gusto sta nel curare la materia prima, senza inseguire fantasie scenografiche che possono ingannare l’occhio ma non il palato.
A volte le nuove leve mi chiedono di insegnargli la cucina molecolare, ma senza saper fare prima un arrosto che senso ha parlare di sferificazione? Il primo compito che do ai ragazzi che fanno apprendistato è quello di curare le verdure, non tanto perché non li ritenga capaci di imparare anche qualcosa di più avanzato, quanto perché le basi sono indispensabili e occorre acquisirle prima di passare ad altro.
Per concludere e lasciarci con l’acquolina in bocca, hai un piatto preferito tra quelli che prepari al Bàcaro?
Scegliere non è così scontato! Mi piace davvero tutto quello che faccio. Forse potrei citarti il mio piatto storico di cacio e pepe, con la pasta fresca fatta da me, un po’ di pecorino e un paio di scampetti saltati, una vera delizia. Lo consiglierei a chi chiedesse un buon primo.
Grazie per la chiacchierata, Alessio: ai lettori non resta che fare un salto a Fossò per provare di persona la tua cucina.
Articolo a cura di Chiara Tomasella
Nuova tappa del ciclo Enòbasi presso il terrazzo panoramico al settimo piano dell'ostello Hotello di via Valdirivo a Trieste. Giovedì 28 aprile in collaborazione con il ristorante Al Bagatto potrete trascorrere una serata degustativa, baciata dal tramonto di primavera, nell'affascinante cornice di uno dei terrazzi più suggestivi della città. In questa speciale serata sarà proposto il seguente menù finger: